6 cose che puoi (e non puoi) prendere da internet

C’è un equivoco di fondo che attraversa gran parte dei progetti digitali e AI: si crede che se un contenuto è online, allora è libero. Libero da usare, da copiare, da inserire in un dataset, da riprodurre sul proprio sito. Non è così, e le conseguenze di questo malinteso possono essere serie, dalla diffida, al contenzioso fino alle sanzioni del Garante.

Su Internet si applicano le stesse norme che regolano la proprietà intellettuale nel mondo fisico, con qualche specificità in più.

Questa breve guida percorre sei categorie di contenuti che si trovano comunemente in rete, con una risposta chiara su cosa è lecito fare e cosa no.

1. Testi, citazioni e riassunti

Secondo la regola generale, il testo altrui è protetto, anche online.

Il diritto d’autore su un testo nasce automaticamente con la sua creazione: nessuna registrazione, nessun simbolo © obbligatorio. Questo vale per articoli, post, saggi, documentazione tecnica: tutto ciò che ha carattere creativo è protetto nel momento in cui viene scritto e pubblicato.

Cosa puoi fare: Puoi citare o riprodurre brani di opere altrui se lo fai per scopi di critica o discussione, nei limiti giustificati da queste finalità e a condizione che la riproduzione non si sostituisca all’opera originale sul piano economico. Lo stesso vale per finalità di insegnamento o ricerca scientifica, purché l’utilizzo sia illustrativo e non commerciale.

In tutti i casi, è obbligatorio indicare il titolo dell’opera, il nome dell’autore e dell’editore.

Cosa non puoi fare. Non puoi riprodurre testi altrui per alimentare un sistema AI o un dataset commerciale senza una base giuridica specifica. L’eccezione del text & data mining prevista dalla Direttiva Copyright 2019/790 (recepita in Italia con il d.lgs. 177/2021) è applicabile liberamente solo per finalità di ricerca scientifica. Per usi commerciali, è consentita solo se il titolare dei diritti non ha espressamente riservato tale utilizzo (il cosiddetto opt-out) sempre più frequente nei termini d’uso dei siti.

Consiglio pratico. Prima di includere testi raccolti dal web in un dataset o in un prodotto, verifica i termini d’uso della fonte e cerca clausole di opt-out sul text & data mining.

2. Articoli di giornale e notizie di attualità

La notizia è libera, il testo che la racconta no.

Un fatto di cronaca non è proteggibile, perché le notizie appartengono a tutti. Ma il modo in cui un giornalista o una testata racconta quel fatto è un’opera dell’ingegno protetta.

Cosa puoi fare. Puoi riprodurre liberamente articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso pubblicati su riviste o giornali, a condizione che la riproduzione non sia stata espressamente riservata dal titolare e che vengano sempre indicati la fonte, la data e il nome dell’autore. Puoi inoltre riprendere materiali protetti nell’esercizio del diritto di cronaca, nei limiti dello scopo informativo.

Cosa non puoi fare. Non puoi diffondere o riprendere sul tuo sito notizie o articoli di giornale (anche se parzialmente veri) riguardanti procedimenti penali o indagini su concorrenti con modalità tendenziose, poiché rischi di commettere un atto di concorrenza sleale per denigrazione.

Consiglio pratico. Se il tuo progetto AI si nutre di contenuti giornalistici, il tema delle licenze con gli editori è oggi al centro del dibattito e di diversi contenziosi internazionali e serve più attenzione.

3. Immagini e ritratti di persone

Le immagini online non sono libere per default.

È forse il malinteso più diffuso: trovare un’immagine tramite Google non significa poterla usare. Le fotografie sono protette dal diritto d’autore, e in Italia anche le fotografie “semplici”, prive di carattere creativo, godono di una tutela specifica ai sensi dell’art. 87 della Legge sul Diritto d’Autore.

Quando nell’immagine compare una persona, si aggiunge un ulteriore livello di tutela: il diritto all’immagine.

Cosa puoi fare. Puoi pubblicare il ritratto di una persona senza il suo consenso solo in casi tassativi: se la riproduzione è giustificata dalla sua notorietà, dall’ufficio pubblico ricoperto, da necessità di giustizia o di polizia, o se collegata a fatti di interesse pubblico o svoltisi in luogo pubblico. Fuori da questi casi, il consenso è necessario.

Cosa non puoi fare. Non puoi usare l’immagine di una persona per scopi commerciali o pubblicitari senza il suo specifico consenso. Il consenso che la persona ha dato al fotografo a farsi ritrattare è cosa diversa dal consenso allo sfruttamento commerciale della propria immagine. Non puoi inoltre riprodurre o diffondere immagini che rechino pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro della persona ritratta.

Consiglio pratico. Il tema del consenso e della protezione dell’immagine personale si intreccia direttamente con il GDPR. Le due questioni vanno affrontate insieme, non separatamente.

4. Marchi famosi e parole chiave per la pubblicità

I marchi altrui sono ovunque in rete: nei risultati di ricerca, nei comparatori di prezzo, nelle recensioni, nella pubblicità. La loro presenza non significa che possano essere usati liberamente per qualsiasi scopo. Il confine tra uso lecito e contraffazione o concorrenza sleale è più sottile di quanto appaia, e dipende in larga misura dalla finalità e dal contesto d’uso.

Cosa puoi fare. Puoi citare o fare riferimento a un marchio altrui in articoli, trattati, contenuti di critica o confronto (il cosiddetto uso civile del marchio) perché in questi casi non avviene nell’esercizio di un’attività economica concorrente. L’uso descrittivo, invece, può avvenire nell’attività economica (quindi a fini commerciali) ed è comunque lecitamente consentito dall’Art. 21 comma 1 lett. b) del Codice della Proprietà Industriale (CPI). Ad esempio, puoi scrivere sul tuo sito commerciale che vendi “ricambi compatibili con macchine [Marchio registrato]”. Questo uso commerciale è lecito, a patto che sia conforme ai principi di correttezza professionale (cioè non crei confusione sulla provenienza e non sia parassitario).

Puoi anche acquistare il marchio di un concorrente come parola chiave pubblicitaria sui motori di ricerca (adword), a condizione che l’annuncio offra un’alternativa leale e non induca gli utenti a credere che esista un collegamento economico tra te e il titolare del marchio.

Cosa non puoi fare. Sfruttamento parassitario invisibile: Non puoi inserire i marchi dei tuoi concorrenti come parole chiave nascoste nel codice del tuo sito (meta-tag) o registrarli come nomi a dominio (il cosiddetto cybersquatting) solo per deviare parassitariamente il traffico web verso la tua piattaforma.

Uso scenografico o “decorativo”: Non puoi usare un prodotto di un marchio celebre altrui come sfondo, decorazione o elemento scenografico per promuovere commercialmente i tuoi prodotti, poiché rischieresti una contestazione per “agganciamento” abusivo alla rinomanza altrui.

Non puoi fare un uso ironico o parodistico del marchio altrui se questo rischia di indebolire l’identità del brand nella mente del pubblico (annacquamento) o se lo associa a contesti sgradevoli, vili o di scarsa qualità che ne danneggiano l’immagine (infangamento).

Consiglio pratico. Se il tuo progetto include descrizioni, comparazioni o pubblicità che fanno riferimento a brand di terzi, assicurati che la comunicazione sia trasparente, oggettiva e che non lasci mai intendere una finta sponsorizzazione o un legame societario che non esiste.

5. Software e frammenti di codice

Il codice è protetto come un testo letterario.

Il software è tutelato dal diritto d’autore alla stregua di un’opera letteraria. Questo vale per il codice sorgente, per il codice oggetto e, in linea di principio, per qualsiasi frammento sufficientemente originale. Trovare del codice su GitHub, Stack Overflow o in un repository pubblico non significa poterlo copiare e usare senza condizioni.

Cosa puoi fare. Puoi studiare e analizzare il funzionamento di un software per comprendere le idee e i principi che ne sono alla base, ma solo attraverso un’osservazione dall’esterno, analizzando il comportamento del programma durante le normali fasi di caricamento ed esecuzione, senza accedere al codice sorgente (perché? l’analisi dall’esterno è permessa, perché le idee, gli algoritmi matematici e i diagrammi di flusso non sono protetti dal diritto d’autore. Il copyright protegge infatti solo la forma espressiva (il codice scritto), lasciando le idee di base liberamente appropriabili e replicabili da un concorrente che scriva un proprio codice da zero). Per il codice open source, puoi usarlo, modificarlo e redistribuirlo, ma solo nel rispetto della licenza specifica con cui è rilasciato.

Cosa non puoi fare. Non puoi copiare o scaricare codice sorgente o codice oggetto da internet per riprodurlo o modificarlo senza autorizzazione. Non puoi decompilare un software (cioè risalire dal codice oggetto al codice sorgente) a meno che non sia l’unico modo indispensabile per ottenere informazioni necessarie all’interoperabilità con un altro programma, e comunque entro limiti molto precisi.

Consiglio pratico. Le licenze open source non sono tutte uguali. Una verifica delle licenze è parte della due diligence legale.

6. Banche dati e dati grezzi

“Pubblico” non significa “libero”.

Questa è la sezione più rilevante per chi sviluppa sistemi AI. Un database accessibile online può essere protetto su due livelli distinti: il diritto d’autore sulla struttura creativa, se originale, e il diritto sui generis sul database, che protegge l’investimento sostanziale fatto per costituirlo, indipendentemente dalla creatività. Entrambi possono coesistere, e spesso lo fanno.

Cosa puoi fare. Puoi analizzare grandi quantità di testi e dati online tramite tecniche automatizzate di text & data mining se operi come organismo di ricerca o istituto di tutela del patrimonio culturale, per scopi di ricerca scientifica, e a condizione di avere lecitamente accesso ai materiali. Per usi commerciali, il TDM è consentito solo se il titolare non ha espressamente riservato tale utilizzo. Verifica sempre i termini d’uso e la presenza di clausole di opt-out.

Cosa non puoi fare. Non puoi copiare la struttura organizzativa o la disposizione di una banca dati che costituisca una creazione intellettuale originale del suo autore. Non puoi estrarre o reimpiegare parti sostanziali di un database protetto dal diritto sui generis senza autorizzazione, anche se i singoli dati in sé non sono proteggibili. La tutela colpisce l’estrazione sistematica, anche se effettuata a rate su porzioni apparentemente piccole.

Consiglio pratico. Prima di usare un dataset pubblico leggi la licenza associata con la stessa attenzione che dedicheresti a un contratto.

Conclusione

La rete ha abbassato il costo di accesso all’informazione, non il costo giuridico del suo utilizzo. Ogni contenuto che circola online ha un’origine, spesso un autore, quasi sempre una licenza.

La domanda giusta da porsi non è “posso trovarlo online?” ma “a quali condizioni posso usarlo?”. Sono due domande diverse, con risposte diverse.